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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

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Zona Medioevale. Quando l’allargamento della Ztl?

La Comune di Ferrara chiede all’amministrazione tempi più precisi con un question time che verrà discusso nel prossimo Consiglio

“In quali strade, con quali varchi e quando sono previsti i prossimi interventi per l’allargamento della Ztl Medioevale”. È questa la domanda che Anna Zonari, consigliera de La Comune di Ferrara, pone all’amministrazione di Ferrara in un Question Time che verrà discusso probabilmente già nel prossimo Consiglio comunale.

Nel Qt viene riportato che i comuni con popolazione superiore ai 30mila abitanti devono prevedere “l’estensione delle zone a traffico limitato (ZTL) in modo che esse vadano a ricoprire il 100% della superficie del centro storico”.

“Nel Pums – ricorda Zonari – approvato nella seduta del Consiglio Comunale del 16 dicembre 2019 era prevista l’estensione della Ztl B1 entro il 2022 e l’estensione della Ztl a tutto il Centro Storico intra-mura entro il 2030”.

Inoltre nel piano triennale delle opere pubbliche che fa riferimento agli anni 2024-2026 “erano previsti per il 2025 interventi per l’allargamento della Ztl Medioevale e per la realizzazione di nuovi varchi”.

Al contrario, specifica la consigliera de La Comune di Ferrara, “nel Documento Unico di Programmazione 2025 – 2027, approvato nella seduta del 10-2-2025 del Consiglio Comunale, non sono presenti espliciti riferimenti ad interventi per l’allargamento della Ztl Medioevale”.

Ztl medioevale, Zonari: “Dove e quando sono previsti interventi di allargamento?”

L’esponente de La Comune si è rivolta all’Amministrazione con un’interrogazione sul tema
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L’allargamento della Ztl medioevale è il tema al centro di un’interrogazione presentata dalla consigliera comunale de La Comune Anna Zonari.

L’esponente di opposizione ha premesso che “l’articolo 15 delle Norme tecniche d’attuazione del Pair prevede, per i pertinenti strumenti di pianificazione dei Comuni con popolazione superiore a 30mila abitanti, l’estensione delle zone a traffico limitato in modo che esse vadano a ricoprire il 100% della superficie del centro storico”.

Zonari ha ricordato che nel Pums adottato con deliberazione di Giunta nel 2019, e successivamente approvato nella seduta del Consiglio Comunale del 16 dicembre 2019, “era prevista l’estensione della Ztl B1 entro il 2022 e l’estensione della Ztl a tutto il Centro Storico intra-mura entro il 2030”, e che nel Piano triennale delle opere pubbliche 2024-2026, “erano previsti per il 2025 interventi per l’allargamento della Ztl medioevale e per la realizzazione di nuovi varchi”.

Da qui alla considerazione che “nel Documento unico di programmazione 2025–2027, approvato nella seduta del 10 febbraio in
Consiglio comunale, “non sono presenti espliciti riferimenti a interventi per l’allargamento della Ztl medioevale”, e alla richiesta a sindaco e assessore competente per conoscere “in quali strade, con quali varchi e quando sono previsti i prossimi interventi per l’allargamento della Ztl medioevale”.

A quando l’ampliamento della ZTL medievale?

Il gruppo consiliare “La Comune di Ferrara” ha presentato un Question time al Sindaco e all’Assessore competente riguardo all‘ampliamento della zona a traffico limitato (ZTL) medievale

Il punto di partenza è che:

  • L’articolo 15 del PAIR (Piano Aria Integrato Regionale) stabilisce che i comuni con più di 30.000 abitanti devono estendere le ZTL fino a coprire completamente il centro storico
  • Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), approvato nel 2019, prevedeva di allargare la ZTL B1 entro il 2022 e di estendere la ZTL a tutto il centro storico interno alle mura entro il 2030
  • Il Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2024-2026, approvato nel luglio 2024, indicava interventi per l’allargamento della ZTL medievale e la creazione di nuovi accessi nel 2025

Però nel Documento Unico di Programmazione 2025-2027, approvato nel febbraio 2025, non si parla in modo chiaro di interventi per l’allargamento della ZTL medievale.

Per questo motivo si chiede al Sindaco e all’Assessore competente:

  1. Quali strade saranno interessate dal prossimo allargamento della ZTL medievale?
  2. Dove saranno posizionati i nuovi varchi di accesso?
  3. Quando sono previsti questi interventi?

Resto del carlino: Verde urbano e fondi «Chiarezza sulle spese»

Interventi straordinari al verde urbano a carico del Comune, è questo il tema dell’interpellanza presentato dalla consigliera Anna Zonari, presidente gruppo consiliare La Comune di Ferrara.

«La gestione e la valorizzazione del patrimonio verde sono oggi al centro delle politiche di sostenibilità promosse dai Comuni, in linea con le priorità europee per la tutela dell’ambiente, la lotta alla mutazione climatica e la riduzione del consumo di suolo – si legge nel testo – politiche che perseguono obiettivi cruciali, come la protezione della biodiversità, il recupero di aree degradate e la gestione sostenibile del territorio per migliorare la qualità dell’aria». Da qui una serie di domande che pone la consigliera.

«Di che natura – si chiede – sono gli interventi straordinari computati nella voce di bilancio interventi straordinari al verde urbano, e in particolare il dettaglio delle opere. I motivi per cui si è verificato un significativo aumento delle spese negli anni 2023 e 2024; quali e perché tali interventi sono stati a carico del Comune anziché di Ferrara Tua. Di che natura sono gli interventi per cui le previsioni di spesa nel 2026 sono di 50.000 euro».

SENZA FISSA DIMORA A FERRARA: UNA QUESTIONE APERTA

Dopo un’interpellanza e una risposta non soddisfacente, come gruppo consiliare La Comune di Ferrara, desideriamo condividere alcune riflessioni su un tema delicato quanto poco conosciuto e avanzare alcune proposte all’Amministrazione comunale, che riteniamo possano essere un contributo ad una migliore gestione di una problematica sicuramente molto complessa.

SENZA FISSA DIMORA
Esistono numerose ragioni che possono portare una persona a trovarsi senza un’abitazione stabile, e altrettanti sono gli effetti che questa condizione può provocare.
Anche un breve periodo senza una casa può avere conseguenze dannose sulla salute fisica e mentale dell’individuo, sulla sua capacità di trovare lavoro, sulla sua inclusione nella comunità e sulla sua partecipazione sociale.
Nel lungo periodo, le ricerche dimostrano che le persone senza dimora hanno una speranza di vita notevolmente inferiore rispetto alla media della popolazione generale e maggior incidenza di patologie degenerative.

L’INTERPELLANZA E LE RISPOSTE DELL’ASSESSORATO
Partendo da un’interpellanza presentata dalla consigliera Anna Zonari, sono state sollevate una serie di quesiti, riguardanti:
• l’esistenza di un osservatorio comunale sul numero effettivo di persone senza fissa dimora;
• il monitoraggio dei bisogni di queste persone e il loro orientamento e accompagnamento ai servizi presenti sul territorio;
• la distribuzione dei posti letto disponibili nelle strutture di accoglienza;
• l’attivazione dell’Unità di strada e la modalità di accesso al PRIS (Pronto Intervento Sociale);
• il numero di persone senza fissa dimora a cui è stata concessa l’iscrizione all’anagrafe;
• l’opportunità di istituire un tavolo sulla povertà estrema, aperto alle realtà del terzo settore, ma anche ai gruppi di cittadini che si sono attivati spontaneamente negli ultimi due anni, con l’obiettivo di lavorare per una vera e propria co programmazione e co progettazione.
Le risposte fornite dall’Assessorato sono apparse a nostro avviso generiche ed insoddisfacenti.
In particolare, emerge una visione parziale del fenomeno, ma soprattutto la mancanza di un sistema integrato di presa in carico.

L’UNITA’ DI STRADA (Uds)
Effettua 5 uscite settimanali per monitorare il fenomeno ed intercettare le persone senza fissa dimora. Un paio di queste uscite, tuttavia, sono in orario mattutino, per ottemperare alle pratiche negli uffici pubblici o monitorare l’accesso all’ospedale. E’ evidente che tre uscite serali su sette risultano non sufficienti e non tempestive, rispetto all’entità del fenomeno e alle esigenze che un servizio di questo tipo prevede, come la disponibilità ad uscite anche nel fine settimana e notturne, soprattutto nei mesi invernali.
A nostro avviso sarebbe necessario valutare l’opportunità di ampliare il servizio, anche aumentando le risorse necessarie per essere presenti tutte le sere e raggiungere le zone anche più periferiche e meno in vista della città.
Tale implementazione permetterebbe anche ai volontari di potersi rivolgere all’Uds durante le uscite serali, per segnalare situazioni di particolare disagio.
E’ lo stesso bando di affidamento del servizio, infatti, che prevede questa opportunità: “Gli operatori dell’Unità di strada dovranno mantenere costanti rapporti con le altre associazioni / cooperative, che lavorano nel territorio occupandosi di fragilità, marginalità e povertà, così come l’Unità Mobile di Strada di Ferrara del servizio per le dipendenze Patologiche dell’AUSL di Ferrara e le altre unità di strada presenti sul territorio”. E’ fondamentale infatti costruire un coordinamento continuo e diretto con altri servizi, in quanto le problematiche spesso si intrecciano, comprendendo problemi legati all’abuso di sostanze (alcool in primis) o disturbi inerenti la sfera della salute mentale.
Il Comune potrebbe assumere un ruolo di facilitazione tra i vari soggetti in campo.

IL PRIS: PRONTO INTERVENTO SOCIALE
Il PRIS (Pronto Intervento Sociale), costituisce la risposta all’esigenza di razionalizzare e velocizzare gli interventi legati a situazioni di particolare gravità e urgenza (non di natura strettamente sanitaria, per le quali esiste il 118), che si presentino al di fuori degli orari di apertura dei servizi territoriali. E’ un servizio quindi H24 che è stato ampliato e che oggi permette di attivare anche progetti d’intervento individualizzati a breve/medio termine per la soluzione dell’emergenza e l’affiancamento e monitoraggio di progetti a bassa soglia, ovvero per persone con particolari fragilità, come il caso dei senza fissa dimora.
Il numero del Pris è riservato, oltre che ai committenti e ai gestori dei servizi di prossimità (sportello sociale unico integrato e unità di strada) alle Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Amministratori Locali, Questura, Polizia Municipale e pronto soccorso ospedaliero, escludendo di fatto una risorsa preziosa come quella del volontariato, che proprio sull’emergenza è attiva e spesso arriva lì dove i servizi non arrivano.
Questa mancanza di un servizio integrato tra Pubblico-terzo settore e volontariato impedisce altresì di disporre di un osservatorio che possa considerarsi attendibile e che potrebbe analizzare più puntualmente il numero e la tipologia delle persone che sono in strada.

I DATI: UN’INCERTEZZA PREOCCUPANTE
L’assenza di un osservatorio comunale strutturato, infatti, rende difficile quantificare realmente il fenomeno e definire interventi mirati. I dati forniti dall’Assessorato rischiano di essere sottostimati e non tengono conto delle informazioni raccolte dalle associazioni e dai volontari.
La costituzione di un Osservatorio sui senza fissa dimora, potrebbe essere una proposta concreta su cui iniziare una collaborazione fattiva tra Pubblico e privato sociale.
La Regione Emilia Romagna aveva lanciato una proposta in tal senso, poi caduta nel vuoto.

LA RESIDENZA FITTIZIA
La risposta all’interpellanza dichiara che nel 2024 sono state iscritte all’anagrafe cittadina in residenza fittizia 19 persone senza dimora. Molte testimonianze dei volontari segnalano che parecchie delle persone senza dimora contattate negli ultimi tempi risultavano prive di residenza fittizia.
La residenza fittizia è è un diritto fondamentale per le persone senza fissa dimora, perché permette l’accesso a servizi essenziali, dalla sanità all’assistenza sociale, fino alla partecipazione alla vita democratica tramite l’esercizio del voto, consentendo a chi si trova in una situazione precaria di continuare ad essere parte integrante della comunità cittadina, beneficiando dei servizi pubblici e dei diritti di cittadinanza. Inoltre, facilita l’iscrizione ai programmi di reinserimento sociale, permette di ricevere notifiche ufficiali, atti giudiziari o comunicazioni da enti pubblici.
Sappiamo che sono molti i Comuni, non necessariamente di centro destra, che tendono a limitare il rilascio di residenze fittizie, per timore che si incentivi l’arrivo in città di persone con particolari disagi ed esigenze.
La legge però è chiara: una persona senza dimora ha diritto all’iscrizione anagrafica. Pertanto, è fondamentale che le istituzioni politiche si assumano la responsabilità di garantire questo diritto. Ciò significa non solo rilasciare l’iscrizione anagrafica quando sussistono i requisiti, ma anche sollecitare attivamente la Regione affinché richieda ai Comuni la massima disponibilità e trasparenza nell’applicazione della normativa, monitorandone costantemente i risultati.
Anche nell’Avviso 1/2021 (progetto PRINS) di cui Ferrara è capofila di Distretto si prevedevano servizi accessori per sostenere l’accesso alla residenza anagrafica e servizi di fermo posta per persone senza dimora.

I VOLONTARI: UNA RISORSA PREZIOSA, MA NON SUFFICIENTE
Il volontariato sta facendo un lavoro eccezionale, sopperendo a molte mancanze delle istituzioni.
Sono decine i cittadini che spontaneamente si sono attivati, non limitandosi a procurare beni di prima necessità, ma instaurando relazioni umane significative. La povertà estrema, infatti, necessità non solo di supporti materiali ma anche e forse soprattutto immateriali, quali sono le relazioni, proprio perchè stiamo parlando di persone con molte fragilità, che difficilmente si rivolgono autonomamente ai servizi, anche socio-sanitari.
Molti homeless devono essere contattati e sollecitati nel far conoscere le proprie esigenze, essendo estremamente sfuggenti. Ad esempio, molti di loro non hanno alcuni documenti importanti quali tessera sanitaria, codice fiscale, carta di identità ed altra documentazione utile ad un accesso regolare ai servizi essenziali. I volontari quindi sono un risorsa preziosa, perchè spesso arrivano lì dove i servizi non riescono ad arrivare, in un’ottica di sussidiarietà.
Spesso, tuttavia, si trovano ad operare in solitudine, senza un’adeguata regia da parte delle istituzioni; regia che non dovrebbe limitarsi a supporti occasionali e su situazioni specifiche o su sporadici rapporti personali tra singoli operatori e volontari, ma lavorare per creare un vero e proprio sistema integrato Pubblico-privato sociale, capace di superare le difficoltà burocratiche, la mancanza di coordinamento e la scarsità di informazioni.
I volontari, inoltre, vanno formati, orientati e supportati. Certamente non lasciati soli.

CO-PROGRAMMAZIONE E CO-PROGETTAZIONE: UN’OPPORTUNITÀ MANCATA
La legge prevede che i Comuni realizzino interventi in collaborazione con il terzo settore e anche con i cittadini, proprio in virtù del principio di sussidiarietà. Rappresenterebbe pertanto un cambio di passo passare dalla logica dell’avviso pubblico su bando o contributi una tantum, ad una vera e propria co-programmazione e co-progettazione, che a Ferrara sembra essere più una dichiarazione di intenti che una pratica concreta. Anche i patti di collaborazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione permetterebbero di relazionarsi con il volontariato fluido ed informale, tramite accordi che possano garantire uno scambio più definito e monitorato per entrambe le parti.

IL PAL QUESTO SCONOSCIUTO
Nel 2024, dice la risposta all’interpellanza, il Comune si è dotato di un Piano di Attuazione Locale (PAL) che dovrebbe favorire il confronto e il monitoraggio delle azioni con le associazioni.
Tuttavia, molti volontari e operatori del settore da noi contattati non sono a conoscenza di questo strumento e lamentano la mancanza di un coinvolgimento attivo nella definizione degli interventi.
Invitiamo l’Amministrazione comunale a presentare pubblicamente il Piano e lo stato di attuazione degli obiettivi ed azioni previste.

LE NOSTRE PROPOSTE
Di fronte a questo scenario, come gruppo consiliare La Comune, riteniamo necessario un cambio di passo da parte dell’Amministrazione Comunale.
Oggi, con l’aumento della complessità e delle sfide sociali, non basta più gestire efficacemente risorse, servizi e progetti; è necessario un cambiamento di metodo. Senza tale cambiamento, il sistema di welfare non sarà in grado di rispondere alle esigenze di una società sempre più complessa e sempre più diseguale. E’ essenziale orientarsi verso una Amministrazione condivisa, creando sistemi di co-programmazione e co-progettazione con tutti gli attori locali pronti ad affrontare queste sfide, con un impegno pubblico forte di regia e facilitazione dei processi.

A tal fine, proponiamo di:

• Istituire un osservatorio comunale strutturato e partecipato, che coinvolga attivamente le associazioni e i volontari del territorio;
• potenziare ulteriormente l’Unità di Strada, aumentando le risorse a disposizione e ampliando l’orario di servizio in modo da poter uscire tutte le sere della settimana;
• rendere la modalità di accesso al PRIS più accessibile anche al volontariato attivo sul campo, studiando una modalità che non appesantisca il servizio, ma che possa renderlo più efficace;
• promuovere una vera co-programmazione e la co-progettazione degli interventi, coinvolgendo attivamente il terzo settore nella definizione delle politiche locali, superando anche la logica dei bandi al minor costo. L’imminente scadenza di fine maggio 2025 del bando sul Servizio di pronto intervento sociale, sul Servizio senza fissa dimora e sul Servizio unità di strada potrebbe essere un’ottima opportunità per cambiare metodo di lavoro;
• aprire una condivisione sulla presa in carico dei senza fissa dimora in un contesto più ampio, ad esempio coordinato dalla Prefettura per poter comprendere altri enti e servizi importanti oltre a quelli comunali (ad esempio Forze di Polizia, INPS, Ispettorato del Lavoro, USL, Azienda Ospedaliera, volontariato e terzo settore);
• lavorare per la costruzione di una struttura di prima accoglienza a bassissima soglia per i senzatetto, capace di fornire un aiuto più adattabile alle loro esigenze rispetto ai dormitori tradizionali, le cui regole restrittive portano spesso al rifiuto del servizio. Strutture con queste caratteristiche di flessibilità sono già attive in diversi Comuni, con l’obiettivo di rispondere in modo più personalizzato ai bisogni delle persone senza fissa dimora, con un approccio più orientato all’inclusione sociale e al supporto psicologico.

Siamo convinti che solo attraverso un impegno concreto e condiviso sia possibile dare risposte efficaci alle persone senza fissa dimora, tutelando la loro dignità e favorendo il loro reinserimento sociale.

 

 

Strada a Craxi. “Non banalizzare la Questione morale”

La consigliera di opposizione replica al centrodestra che vorrebbe intitolare un luogo pubblico di Ferrara al politico che morì in latitanza

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Il tema della “Questione Morale” si concentra sulla necessità di un comportamento etico e responsabile da parte di chi occupa posizioni di autorità, al fine di garantire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel sistema democratico e riguarda la condotta e l’integrità di coloro che detengono il potere, sia in politica che in altri ambiti della società.

L’importanza della questione morale risiede nel suo impatto sulla credibilità e sulla legittimità delle istituzioni. Quando i cittadini percepiscono una mancanza di integrità e di etica da parte di coloro che li rappresentano, la fiducia nel sistema politico e nelle istituzioni può diminuire, portando a disaffezione, apatia e risentimento. La crisi della democrazia rappresentativa manifestata dal crescente astensionismo elettorale , ha certamente molte cause, ma tra queste la “Questione Morale” non è certo la meno influente.

La percezione della moralità e dell’etica nella politica e nella società nel suo complesso evidentemente è diversa da paese e paese. In Germania negli ultimi 15 anni ben tre ministri si sono dimessi per le accuse di plagio nelle loro tesi di dottorato. In Inghilterra la ministra dell’interno si dimise perché il marito aveva acquistato due film pornografici utilizzando l’abbonamento televisivo pagato con i soldi dei contribuenti. All’estero di casi del genere ce ne sono stati parecchi. Non in Italia. A parte la sospensione dalle cariche politiche a seguito di alcune condanne penali, da noi sono veramente rari i casi di dimissione volontaria per questioni morali. Le poltrone del potere in Italia sono ricoperte da una colla molto forte e una volta che ci si è seduti sopra è proprio difficile staccarsi.

La città di Ferrara ha visto recentemente la condanna del ex vicesindaco Nicola Lodi che ha comportato la sospensione per 18 mesi da tutti i suoi incarichi in Comune.

Ora vede la proposta di dedicare il nome di un luogo pubblico a Bettino Craxi.

La toponomastica delle strade urbane può essere uno strumento potente per riscrivere la storia politica dell’Italia e, visto che la storia la riscrivono i vincitori, intitolare una strada a un politico anziché ad un altro, è un modo per indirizzare la memoria collettiva. Non è solo un modo reverenziale di omaggiare un personaggio, come può essere stato intitolando una piazza al padre di Vittorio Sgarbi.

Normalmente una buona amministrazione cittadina evita accuratamente di attribuire il nome delle strade a figure controverse e fortemente divisive. Non sono rari i casi in cui i nomi di strade legati a figure storiche controverse sono stati rimossi o sostituiti per prendere le distanze da un passato scomodo, ma, soprattutto, promuovere una visione più inclusiva della storia.

Per questo non si dovrebbe intitolare una strada o una piazza a Bettino Craxi.

Il crollo del sistema dei partiti tradizionali non ha insegnato nulla?

Non possiamo dimenticare che Craxi fu condannato in via definitiva a cinque anni e sei mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e a quattro anni e sei mesi per finanziamento illecito nel processo relativo alle tangenti della Metropolitana Milanese. Cosa ancor più rilevante delle condanne, che si possono espiare, non possiamo dimenticare che fuggì all’estero, evitando di scontare la pena.

Le condanne e la fuga di Bettino Craxi pesano come macigni sulla sua immagine e in genere sulla questione morale nella politica italiana. Sono passati ormai più di 30 anni da quando Craxi si trasferì ad Hammamet, storia vecchia ! Non si parla più di questione morale. Ma quanta corruzione e malaffare serpeggiano ancora nella politica italiana?  Non lamentatevi della  dilagante sfiducia nelle istituzioni e della crisi di rappresentatività che emerge dal crescente astensionismo elettorale. Che segnale di rinnovamento morale della classe dirigente del paese diamo intitolando una strada a Bettino Craxi? Quale messaggio vogliamo dare alle future generazioni? Che il consenso e prestigio politico può giustificare anche la corruzione e l’illegalità? Se non vogliamo che la memoria collettiva di Ferrara si orienti verso una idea che il consenso politico può condonare il crimine, l’illegalità ed il malaffare  non possiamo dare a una strada di Ferrara il nome di un politico, della storia recente, condannato più volte in via definitiva e che non ha scontato la pena trasferendosi in Tunisia.

La Comune: “Ripubblicizzare la gestione dei rifiuti”

Intervento della lista dopo l’incontro organizzato da Rete Giustizia Climatica Ferrara e Forum Ferrara Partecipata giovedì

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Un sentito ringraziamento a Rete Giustizia Climatica Ferrara e Forum Ferrara Partecipata per aver organizzato ieri un importante convegno sul tema della gestione dei rifiuti urbani.

Il settore dei rifiuti è uno dei tre principali settori che emettono metano, dopo l’agricoltura e il settore petrolifero e del gas ed è responsabile di circa il 20% delle emissioni di metano causate dall’uomo a livello globale.

Ridurre rapidamente e in modo significativo l’inquinamento da metano è una delle opportunità più importanti che abbiamo per rallentare il ritmo del riscaldamento globale nei prossimi due decenni.

Il primo passo per ridurre al minimo la produzione di rifiuti è evitare che i rifiuti si generino e dunque minimizzare l’utilizzo di prodotti monouso o di breve durata e orientare le politiche e le pratiche ai principi individuati anche dalla stessa Unione Europea e dalla normativa italiana, quelli delle famose 4R – riduzione, riuso, riciclaggio e recupero.

Crediamo che una gestione pubblica, avendo come scopo primario il perseguimento dell’interesse collettivo, sia naturalmente portata per orientarsi verso politiche ambientali efficaci e orientate al lungo termine, mentre una gestione privata, pur nel rispetto delle normative, è intrinsecamente orientata alla generazione di profitto, una logica che non sempre coincide con gli obiettivi di massima tutela ambientale.

Certo, il passaggio a una gestione pubblica richiede un’attenta pianificazione e dialogo con tutti i portatori di interesse, in primis i cittadini e un impegno concreto da parte dell’amministrazione, ma l’esperienza di Alea nel forlivese dimostra che la ripubblicizzazione del servizio può essere una maniera efficace per raggiungere questi obiettivi ambiziosi quanto cruciali.

I 13 Comuni che hanno fatto nascere Alea (subentrata ad Hera) non hanno messo 1 euro dal bilancio comunale, utilizzando un prestito dalle banche e mettendo come garanzia le azioni di Hera di loro proprietà. Da quando è subentrata la gestione pubblica partecipata, i costi per i cittadini sono progressivamente calati, così come è andato aumentando il decoro della città.

Un sistema responsabilizzante e partecipativo, un’attenta organizzazione hanno portato ad un efficace e soddisfacente modalità di raccolta porta a porta, con la tariffazione puntuale, un aumento della qualità del rifiuto differenziato e una diminuzione dell’indifferenziato.

I fondi del Pnrr sono stati abilmente utilizzati per l’apertura di 11 eco centri per permettere ai cittadini di conferire in maniera aggiuntiva rispetto al calendario e una Control room permetterà a breve di migliorare il monitoraggio e il controllo, individuando in tempo reale le zone in cui si verificano abbandoni o anomalie.

Si può fare, è solo questione di visione e volontà politica!

Spazio pubblico intitolato a Craxi, Zonari: “Messaggio pericoloso soprattutto ai giovani”

L’esponente de La Comune si è soffermata sulla promozione di “una visione più inclusiva della storia”

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La consigliera comunale Anna Zonari ha rimarcato la propria contrarietà circa l’opportunità di dedicare uno spazio pubblico a Bettino Craxi. Un tema affrontato nell’ultimo Consiglio comunale, nella seduta di lunedì 24, dove la mozione proposta da Forza Italia è stata approvata con 16 astenuti, 10 favorevoli e 4 contrari.

L’esito della votazione ha suscitato la soddisfazione del Psi che ha stigmatizzato il voto contrario dell’esponente de La Comune, sottolineando che “Zonari ha mostrato una distanza culturale e politica insanabile con la tradizione riformista e socialista” e che “l’accordo tecnico che ha portato al sostegno della sua candidatura può considerarsi concluso”.

La presidente del Gruppo consiliare di minoranza è dunque tornata sull’argomento, il cui contesto è stato definito un’occasione per “discutere una questione che tocca profondamente i valori della nostra comunità”. Zonari ha ricordato quanto “il tema fosse controverso”, e quanto a dimostrarlo fosse “il fatto che i consiglieri comunali che hanno deciso di astenersi dal voto sono stati molti più di quelli che hanno dato voto favorevole”.

Da qui al concetto che “comprendo e rispetto le diverse opinioni, ma come ho avuto modo di sottolineare durante la discussione, ritengo che una buona Amministrazione cittadina dovrebbe evitare accuratamente di attribuire il nome delle strade a figure controverse e fortemente divisive, promuovendo una visione più inclusiva della storia, che rifletta i principi di legalità e moralità che ci uniscono e onorando chi si è distinto per l’impegno civile, sociale o culturale, esempi luminosi per la nostra comunità”.

L’esponente di opposizione ha aggiunto che “la figura di Bettino Craxi è indubbiamente complessa e, senza entrare nel merito di una valutazione politica sul suo operato, ritengo che ricordare le sentenze definitive che lo hanno condannato per corruzione e altri reati finanziari, la sua fuga dalla giustizia e la morte in contumacia non significhi essere rapiti da un ‘dipietrismo incendiario’ o da ‘giustizialismo’ fine a se stesso”.

Zonari ha evidenziato che “le vicende giudiziarie di Bettino Craxi rappresentano un capitolo significativo nella storia della politica e della ‘questione morale’ in Italia. L’intitolazione di una via o piazza a Craxi rischia di inviare un messaggio pericoloso, soprattutto ai giovani. Dovremmo onorare figure che incarnino l’integrità e il rispetto delle leggi, non chi le ha violate. La questione morale non può essere banalizzata o ignorata”.

Per la consigliera comunale “una tale decisione potrebbe creare divisioni nella nostra comunità, generando risentimento e disaffezione. Già oggi scontiamo una disaffezione alla politica; vorrei ricordare che alle ultime elezioni politiche, per la prima volta si è recato al voto meno del 70% degli elettori, con punte anche più elevate tra i giovani, tanto da poter tranquillamente affermare che il più grande partito in Italia è quello degli astenuti”.

Zonari ha sottolineato che “quando i cittadini percepiscono una mancanza di integrità e di etica da parte di coloro che li rappresentano, la fiducia nel sistema politico e nelle istituzioni può diminuire, portando a sfiducia, apatia e risentimento. La crisi della democrazia rappresentativa manifestata dal crescente astensionismo elettorale, ha certamente molte cause, ma tra queste la ‘questione morale’ non è certo la meno influente. Spetterebbe alle forze politiche aprire una riflessione onesta su come affrontare l’aspetto della fiducia e recuperare il rapporto con gli elettori”.

A detta della consigliera, si tratta di “una riflessione che però, al di là delle dichiarazioni di rito, non pare essere ancora iniziata veramente. Se vogliamo invertire la tendenza, dovremmo dedicare i nostri spazi pubblici a persone che hanno contribuito positivamente alla società, unendo e ispirando. Non sono in discussione gli ideali socialisti a cui Craxi faceva riferimento, bensì la figura di un uomo politico che ha avuto sicuramente delle luci, ma anche molte ombre, e che fu protagonista, in negativo, del crollo della prima Repubblica”.

Zonari ha concluso che “esistono alternative per preservare la memoria di Bettino Craxi, come iniziative culturali o storiche che ne analizzino criticamente la figura. La memoria pubblica è un bene prezioso, da maneggiare con cura e responsabilità. Le nostre decisioni devono riflettere i valori in cui crediamo e l’impatto che vogliamo avere sulle future generazioni”.

Craxi e la sua eredità: non banalizzare la “Questione Morale”

L’ultimo Consiglio Comunale è stata l’occasione per discutere una questione che tocca profondamente i valori della nostra comunità: l’opportunità di dedicare uno spazio pubblico a Bettino Craxi.

Che il tema fosse controverso lo dimostra il fatto che i consiglieri comunali che hanno deciso di astenersi dal voto sono stati molti più di quelli che hanno dato voto favorevole.

Comprendo e rispetto le diverse opinioni, ma come ho avuto modo di sottolineare durante la discussione, ritengo che una buona amministrazione cittadina dovrebbe evitare accuratamente di attribuire il nome delle strade a figure controverse e fortemente divisive, promuovendo una visione più inclusiva della storia, che rifletta i principi di legalità e moralità che ci uniscono e onorando chi si è distinto per l’impegno civile, sociale o culturale, esempi luminosi per la nostra comunità.

La figura di Bettino Craxi è indubbiamente complessa e, senza entrare nel merito di una valutazione politica sul suo operato, ritengo che ricordare le sentenze definitive che lo hanno condannato per corruzione e altri reati finanziari, la sua fuga dalla giustizia e la morte in contumacia non significhi essere rapiti da un “dipietrismo incendiario” o da “giustizialismo” fine a se stesso, come paiono intendere alcuni articoli e commenti sulla stampa locale.

Le vicende giudiziarie di Bettino Craxi rappresentano un capitolo significativo nella storia della politica e della “questione morale” in Italia. L’intitolazione di una via o piazza a Craxi rischia di inviare un messaggio pericoloso, soprattutto ai giovani. Dovremmo onorare figure che incarnino l’integrità e il rispetto delle leggi, non chi le ha violate. La questione morale non può essere banalizzata o ignorata. Una tale decisione potrebbe creare divisioni nella nostra comunità, generando risentimento e disaffezione.

Già oggi scontiamo una disaffezione alla politica; vorrei ricordare che alle ultime elezioni politiche, per la prima volta si è recato al voto meno del 70 per cento degli elettori, con punte anche più elevate tra i giovani, tanto da poter tranquillamente affermare che il più grande partito in Italia è quello degli astenuti.

Quando i cittadini percepiscono una mancanza di integrità e di etica da parte di coloro che li rappresentano, la fiducia nel sistema politico e nelle istituzioni può diminuire, portando a sfiducia, apatia e risentimento. La crisi della democrazia rappresentativa manifestata dal crescente astensionismo elettorale, ha certamente molte cause, ma tra queste la “Questione Morale” non è certo la meno influente.

Spetterebbe alle forze politiche aprire una riflessione onesta su come affrontare l’aspetto della fiducia e recuperare il rapporto con gli elettori. Una riflessione che però, al di là delle dichiarazioni di rito, non pare essere ancora iniziata veramente.

Se vogliamo invertire la tendenza, dovremmo dedicare i nostri spazi pubblici a persone che hanno contribuito positivamente alla società, unendo e ispirando. 

Non sono in discussione gli ideali socialisti a cui Craxi faceva riferimento, bensì la figura di un uomo politico che ha avuto sicuramente delle luci, ma anche molte ombre, e che fu protagonista, in negativo, del crollo della Prima Repubblica.

Esistono alternative per preservare la memoria di Bettino Craxi, come iniziative culturali o storiche che ne analizzino criticamente la figura. 

La memoria pubblica è un bene prezioso, da maneggiare con cura e responsabilità. Le nostre decisioni devono riflettere i valori in cui crediamo e l’impatto che vogliamo avere sulle future generazioni.

Ripubblicizzare il servizio rifiuti: si può fare! Un incontro pubblico illuminante

Un sentito ringraziamento a Rete Giustizia Climatica – Ferrara – e Forum Ferrara Partecipata per aver organizzato ieri, giovedì 27 marzo 2025, un importante convegno sul tema della gestione dei rifiuti urbani.

Il settore dei rifiuti è uno dei tre principali settori che emettono metano – dopo l’agricoltura e il settore petrolifero e del gas – ed è responsabile di circa il 20% delle emissioni di metano causate dall’uomo a livello globale.

Ridurre rapidamente e in modo significativo l’inquinamento da metano è una delle opportunità più importanti che abbiamo per rallentare il ritmo del riscaldamento globale nei prossimi due decenni.

Il primo passo per ridurre al minimo la produzione di rifiuti è evitare che i rifiuti si generino e dunque minimizzare l’utilizzo di prodotti monouso o di breve durata e orientare le politiche e le pratiche ai principi individuati anche dalla stessa Unione Europea e dalla normativa italiana, quelli delle famose 4R – riduzione, riuso, riciclaggio e recupero.

Crediamo che una gestione pubblica, avendo come scopo primario il perseguimento dell’interesse collettivo, sia naturalmente portata per orientarsi verso politiche ambientali efficaci e orientate al lungo termine, mentre una gestione privata, pur nel rispetto delle normative, è intrinsecamente orientata alla generazione di profitto, una logica che non sempre coincide con gli obiettivi di massima tutela ambientale.

Certo, il passaggio a una gestione pubblica richiede un’attenta pianificazione e dialogo con tutti i portatori di interesse, in primis i cittadini e un impegno concreto da parte dell’amministrazione, ma l’esperienza di Alea nel forlivese dimostra che la ripubblicizzazione del servizio può essere una maniera efficace per raggiungere questi obiettivi ambiziosi quanto cruciali.

I 13 Comuni che hanno fatto nascere Alea (subentrata ad Hera) non hanno messo 1 euro dal bilancio comunale, utilizzando un prestito dalle banche e mettendo come garanzia le azioni di Hera di loro proprietà. Da quando è subentrata la gestione pubblica partecipata, i costi per i cittadini sono progressivamente calati, così come è andato aumentando il decoro della città.

Un sistema responsabilizzante e partecipativo, un’attenta organizzazione hanno portato ad un efficace e soddisfacente modalità di raccolta porta a porta, con la tariffazione puntuale, un aumento della qualità del rifiuto differenziato e una diminuzione dell’indifferenziato.
I fondi del PNRR sono stati abilmente utilizzati per l’apertura di 11 ecocentri per permettere ai cittadini di conferire in maniera aggiuntiva rispetto al calendario e una Control room permetterà a breve di migliorare il monitoraggio e il controllo, individuando in tempo reale le zone in cui si verificano abbandoni o anomalie.

Si può fare, è solo questione di visione e volontà politica!