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La Comune di Ferrara | Femminile, Plurale, Partecipata

1 Aprile 2025

SENZA FISSA DIMORA A FERRARA: UNA QUESTIONE APERTA

Dopo un’interpellanza e una risposta non soddisfacente, come gruppo consiliare La Comune di Ferrara, desideriamo condividere alcune riflessioni su un tema delicato quanto poco conosciuto e avanzare alcune proposte all’Amministrazione comunale, che riteniamo possano essere un contributo ad una migliore gestione di una problematica sicuramente molto complessa.

SENZA FISSA DIMORA
Esistono numerose ragioni che possono portare una persona a trovarsi senza un’abitazione stabile, e altrettanti sono gli effetti che questa condizione può provocare.
Anche un breve periodo senza una casa può avere conseguenze dannose sulla salute fisica e mentale dell’individuo, sulla sua capacità di trovare lavoro, sulla sua inclusione nella comunità e sulla sua partecipazione sociale.
Nel lungo periodo, le ricerche dimostrano che le persone senza dimora hanno una speranza di vita notevolmente inferiore rispetto alla media della popolazione generale e maggior incidenza di patologie degenerative.

L’INTERPELLANZA E LE RISPOSTE DELL’ASSESSORATO
Partendo da un’interpellanza presentata dalla consigliera Anna Zonari, sono state sollevate una serie di quesiti, riguardanti:
• l’esistenza di un osservatorio comunale sul numero effettivo di persone senza fissa dimora;
• il monitoraggio dei bisogni di queste persone e il loro orientamento e accompagnamento ai servizi presenti sul territorio;
• la distribuzione dei posti letto disponibili nelle strutture di accoglienza;
• l’attivazione dell’Unità di strada e la modalità di accesso al PRIS (Pronto Intervento Sociale);
• il numero di persone senza fissa dimora a cui è stata concessa l’iscrizione all’anagrafe;
• l’opportunità di istituire un tavolo sulla povertà estrema, aperto alle realtà del terzo settore, ma anche ai gruppi di cittadini che si sono attivati spontaneamente negli ultimi due anni, con l’obiettivo di lavorare per una vera e propria co programmazione e co progettazione.
Le risposte fornite dall’Assessorato sono apparse a nostro avviso generiche ed insoddisfacenti.
In particolare, emerge una visione parziale del fenomeno, ma soprattutto la mancanza di un sistema integrato di presa in carico.

L’UNITA’ DI STRADA (Uds)
Effettua 5 uscite settimanali per monitorare il fenomeno ed intercettare le persone senza fissa dimora. Un paio di queste uscite, tuttavia, sono in orario mattutino, per ottemperare alle pratiche negli uffici pubblici o monitorare l’accesso all’ospedale. E’ evidente che tre uscite serali su sette risultano non sufficienti e non tempestive, rispetto all’entità del fenomeno e alle esigenze che un servizio di questo tipo prevede, come la disponibilità ad uscite anche nel fine settimana e notturne, soprattutto nei mesi invernali.
A nostro avviso sarebbe necessario valutare l’opportunità di ampliare il servizio, anche aumentando le risorse necessarie per essere presenti tutte le sere e raggiungere le zone anche più periferiche e meno in vista della città.
Tale implementazione permetterebbe anche ai volontari di potersi rivolgere all’Uds durante le uscite serali, per segnalare situazioni di particolare disagio.
E’ lo stesso bando di affidamento del servizio, infatti, che prevede questa opportunità: “Gli operatori dell’Unità di strada dovranno mantenere costanti rapporti con le altre associazioni / cooperative, che lavorano nel territorio occupandosi di fragilità, marginalità e povertà, così come l’Unità Mobile di Strada di Ferrara del servizio per le dipendenze Patologiche dell’AUSL di Ferrara e le altre unità di strada presenti sul territorio”. E’ fondamentale infatti costruire un coordinamento continuo e diretto con altri servizi, in quanto le problematiche spesso si intrecciano, comprendendo problemi legati all’abuso di sostanze (alcool in primis) o disturbi inerenti la sfera della salute mentale.
Il Comune potrebbe assumere un ruolo di facilitazione tra i vari soggetti in campo.

IL PRIS: PRONTO INTERVENTO SOCIALE
Il PRIS (Pronto Intervento Sociale), costituisce la risposta all’esigenza di razionalizzare e velocizzare gli interventi legati a situazioni di particolare gravità e urgenza (non di natura strettamente sanitaria, per le quali esiste il 118), che si presentino al di fuori degli orari di apertura dei servizi territoriali. E’ un servizio quindi H24 che è stato ampliato e che oggi permette di attivare anche progetti d’intervento individualizzati a breve/medio termine per la soluzione dell’emergenza e l’affiancamento e monitoraggio di progetti a bassa soglia, ovvero per persone con particolari fragilità, come il caso dei senza fissa dimora.
Il numero del Pris è riservato, oltre che ai committenti e ai gestori dei servizi di prossimità (sportello sociale unico integrato e unità di strada) alle Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Amministratori Locali, Questura, Polizia Municipale e pronto soccorso ospedaliero, escludendo di fatto una risorsa preziosa come quella del volontariato, che proprio sull’emergenza è attiva e spesso arriva lì dove i servizi non arrivano.
Questa mancanza di un servizio integrato tra Pubblico-terzo settore e volontariato impedisce altresì di disporre di un osservatorio che possa considerarsi attendibile e che potrebbe analizzare più puntualmente il numero e la tipologia delle persone che sono in strada.

I DATI: UN’INCERTEZZA PREOCCUPANTE
L’assenza di un osservatorio comunale strutturato, infatti, rende difficile quantificare realmente il fenomeno e definire interventi mirati. I dati forniti dall’Assessorato rischiano di essere sottostimati e non tengono conto delle informazioni raccolte dalle associazioni e dai volontari.
La costituzione di un Osservatorio sui senza fissa dimora, potrebbe essere una proposta concreta su cui iniziare una collaborazione fattiva tra Pubblico e privato sociale.
La Regione Emilia Romagna aveva lanciato una proposta in tal senso, poi caduta nel vuoto.

LA RESIDENZA FITTIZIA
La risposta all’interpellanza dichiara che nel 2024 sono state iscritte all’anagrafe cittadina in residenza fittizia 19 persone senza dimora. Molte testimonianze dei volontari segnalano che parecchie delle persone senza dimora contattate negli ultimi tempi risultavano prive di residenza fittizia.
La residenza fittizia è è un diritto fondamentale per le persone senza fissa dimora, perché permette l’accesso a servizi essenziali, dalla sanità all’assistenza sociale, fino alla partecipazione alla vita democratica tramite l’esercizio del voto, consentendo a chi si trova in una situazione precaria di continuare ad essere parte integrante della comunità cittadina, beneficiando dei servizi pubblici e dei diritti di cittadinanza. Inoltre, facilita l’iscrizione ai programmi di reinserimento sociale, permette di ricevere notifiche ufficiali, atti giudiziari o comunicazioni da enti pubblici.
Sappiamo che sono molti i Comuni, non necessariamente di centro destra, che tendono a limitare il rilascio di residenze fittizie, per timore che si incentivi l’arrivo in città di persone con particolari disagi ed esigenze.
La legge però è chiara: una persona senza dimora ha diritto all’iscrizione anagrafica. Pertanto, è fondamentale che le istituzioni politiche si assumano la responsabilità di garantire questo diritto. Ciò significa non solo rilasciare l’iscrizione anagrafica quando sussistono i requisiti, ma anche sollecitare attivamente la Regione affinché richieda ai Comuni la massima disponibilità e trasparenza nell’applicazione della normativa, monitorandone costantemente i risultati.
Anche nell’Avviso 1/2021 (progetto PRINS) di cui Ferrara è capofila di Distretto si prevedevano servizi accessori per sostenere l’accesso alla residenza anagrafica e servizi di fermo posta per persone senza dimora.

I VOLONTARI: UNA RISORSA PREZIOSA, MA NON SUFFICIENTE
Il volontariato sta facendo un lavoro eccezionale, sopperendo a molte mancanze delle istituzioni.
Sono decine i cittadini che spontaneamente si sono attivati, non limitandosi a procurare beni di prima necessità, ma instaurando relazioni umane significative. La povertà estrema, infatti, necessità non solo di supporti materiali ma anche e forse soprattutto immateriali, quali sono le relazioni, proprio perchè stiamo parlando di persone con molte fragilità, che difficilmente si rivolgono autonomamente ai servizi, anche socio-sanitari.
Molti homeless devono essere contattati e sollecitati nel far conoscere le proprie esigenze, essendo estremamente sfuggenti. Ad esempio, molti di loro non hanno alcuni documenti importanti quali tessera sanitaria, codice fiscale, carta di identità ed altra documentazione utile ad un accesso regolare ai servizi essenziali. I volontari quindi sono un risorsa preziosa, perchè spesso arrivano lì dove i servizi non riescono ad arrivare, in un’ottica di sussidiarietà.
Spesso, tuttavia, si trovano ad operare in solitudine, senza un’adeguata regia da parte delle istituzioni; regia che non dovrebbe limitarsi a supporti occasionali e su situazioni specifiche o su sporadici rapporti personali tra singoli operatori e volontari, ma lavorare per creare un vero e proprio sistema integrato Pubblico-privato sociale, capace di superare le difficoltà burocratiche, la mancanza di coordinamento e la scarsità di informazioni.
I volontari, inoltre, vanno formati, orientati e supportati. Certamente non lasciati soli.

CO-PROGRAMMAZIONE E CO-PROGETTAZIONE: UN’OPPORTUNITÀ MANCATA
La legge prevede che i Comuni realizzino interventi in collaborazione con il terzo settore e anche con i cittadini, proprio in virtù del principio di sussidiarietà. Rappresenterebbe pertanto un cambio di passo passare dalla logica dell’avviso pubblico su bando o contributi una tantum, ad una vera e propria co-programmazione e co-progettazione, che a Ferrara sembra essere più una dichiarazione di intenti che una pratica concreta. Anche i patti di collaborazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione permetterebbero di relazionarsi con il volontariato fluido ed informale, tramite accordi che possano garantire uno scambio più definito e monitorato per entrambe le parti.

IL PAL QUESTO SCONOSCIUTO
Nel 2024, dice la risposta all’interpellanza, il Comune si è dotato di un Piano di Attuazione Locale (PAL) che dovrebbe favorire il confronto e il monitoraggio delle azioni con le associazioni.
Tuttavia, molti volontari e operatori del settore da noi contattati non sono a conoscenza di questo strumento e lamentano la mancanza di un coinvolgimento attivo nella definizione degli interventi.
Invitiamo l’Amministrazione comunale a presentare pubblicamente il Piano e lo stato di attuazione degli obiettivi ed azioni previste.

LE NOSTRE PROPOSTE
Di fronte a questo scenario, come gruppo consiliare La Comune, riteniamo necessario un cambio di passo da parte dell’Amministrazione Comunale.
Oggi, con l’aumento della complessità e delle sfide sociali, non basta più gestire efficacemente risorse, servizi e progetti; è necessario un cambiamento di metodo. Senza tale cambiamento, il sistema di welfare non sarà in grado di rispondere alle esigenze di una società sempre più complessa e sempre più diseguale. E’ essenziale orientarsi verso una Amministrazione condivisa, creando sistemi di co-programmazione e co-progettazione con tutti gli attori locali pronti ad affrontare queste sfide, con un impegno pubblico forte di regia e facilitazione dei processi.

A tal fine, proponiamo di:

• Istituire un osservatorio comunale strutturato e partecipato, che coinvolga attivamente le associazioni e i volontari del territorio;
• potenziare ulteriormente l’Unità di Strada, aumentando le risorse a disposizione e ampliando l’orario di servizio in modo da poter uscire tutte le sere della settimana;
• rendere la modalità di accesso al PRIS più accessibile anche al volontariato attivo sul campo, studiando una modalità che non appesantisca il servizio, ma che possa renderlo più efficace;
• promuovere una vera co-programmazione e la co-progettazione degli interventi, coinvolgendo attivamente il terzo settore nella definizione delle politiche locali, superando anche la logica dei bandi al minor costo. L’imminente scadenza di fine maggio 2025 del bando sul Servizio di pronto intervento sociale, sul Servizio senza fissa dimora e sul Servizio unità di strada potrebbe essere un’ottima opportunità per cambiare metodo di lavoro;
• aprire una condivisione sulla presa in carico dei senza fissa dimora in un contesto più ampio, ad esempio coordinato dalla Prefettura per poter comprendere altri enti e servizi importanti oltre a quelli comunali (ad esempio Forze di Polizia, INPS, Ispettorato del Lavoro, USL, Azienda Ospedaliera, volontariato e terzo settore);
• lavorare per la costruzione di una struttura di prima accoglienza a bassissima soglia per i senzatetto, capace di fornire un aiuto più adattabile alle loro esigenze rispetto ai dormitori tradizionali, le cui regole restrittive portano spesso al rifiuto del servizio. Strutture con queste caratteristiche di flessibilità sono già attive in diversi Comuni, con l’obiettivo di rispondere in modo più personalizzato ai bisogni delle persone senza fissa dimora, con un approccio più orientato all’inclusione sociale e al supporto psicologico.

Siamo convinti che solo attraverso un impegno concreto e condiviso sia possibile dare risposte efficaci alle persone senza fissa dimora, tutelando la loro dignità e favorendo il loro reinserimento sociale.